Vaccino: la principale arma contro le malattie infettive

Il termine “vaccino” ha origini “bovine”

 

Qual è l’origine del termine “vaccino”? La denominazione “vaccino” deriva dalla scoperta ad opera di un medico e naturalista inglese di nome Edward Jenner, a cavallo tra XVIII  e XIX secolo. A quei tempi era molto diffusa una grave malattia nota come Vaiolo, causata dal virus del Vaiolo, che aveva caratteristiche endemico-epidemiche nei vari momenti storici. Tale patologia, a trasmissione diretta attraverso goccioline di saliva (droplets) e per contatto con materiale infetto,  era caratterizzata da elevata mortalità; circa il 30% degli individui affetti dalla forma sintomatica, andavano incontro a morte. Esistevano anche forme maligne e emorragiche, fatali praticamente nel 100% dei casi. I contadini dell’epoca spesso contraevano, durante la mungitura di mammelle infette con pustole, una forma “vaccina” detta Vaiolo bovino, caratterizzato da sintomi molto meno importanti e da mortalità decisamente ridotta. Jenner osservò che i contadini che contraevano quest’ultima forma di Vaiolo, non si ammalavano quasi mai di Vaiolo umano. Nel 1796, il naturalista inglese inoculò del materiale proveniente dalla pustola di una donna, che aveva contratto la forma bovina del Vaiolo, al piccolo James Phipps. Questo è considerato il primo caso di vaccinazione nella storia. Nel 1967 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) ha intrapreso un programma di vaccinazione a livello mondiale contro il Vaiolo. Nel 1980, la stessa Organizzazione ha dichiarato l’eradicazione del Vaiolo dal nostro pianeta; ciò vuol dire che questa malattia, che per millenni ha afflitto l’uomo, non esiste più nel pianeta ed è il primo e unico caso nella storia.

 

Nel corso dei decenni furono sviluppati numerosi vaccini

 

All’inizio del XX secolo, vi furono in Europa e USA importanti epidemie di Poliomelite, una malattia virale che colpisce il Sistema Nervoso portando in alcuni casi a paralisi e danni permanenti. Questo portò alla necessità di sviluppare un vaccino efficace, cosa che avvenne nel 1952 ad opera del medico statunitense Jonas Salk. Nel 1963 venne intrapresa una campagna vaccinale mondiale contro la Poliomelite, con un secondo vaccino sviluppato da Albert Sabin. Nel 1924 venne prodotto il primo vaccino contro un’altra malattia infettiva tanto conosciuta quanto temuta per la sua elevata mortalità: il Tetano. Questa patologia, causata dalle tossine del batterio Clostridium tetani, determina progressiva paralisi muscolare neurogena, alla base dei sintomi più noti: il riso sardonico, l’opistotono, il trisma. La diffusione della vaccinazione antitetanica nel mondo, ha portato ad una drammatica riduzione dei casi di malattia. Il novero dei vaccini attualmente disponibili è decisamente lungo: anti-epatite B, anti-epatite A, anti-difterite, anti-pertosse, antinfluenzale, antipneumococcica, antitubercolare, sono alcuni degli esempi più noti.

 

L’efficacia vaccinale dipende dal grado di copertura individuale e collettivo

 

Purtroppo l’efficacia vaccinale non sempre risulta ottimale e pertanto è importante che il numero di individui vaccinati in un determinato territorio, sia elevato e raggiunga un determinato valore (immunità di gregge). Questo per ridurre la possibilità di diffusione del patogeno da persona a persona.  La storia dell’eradicazione del Vaiolo, è più unica che rara. Sono, infatti,  necessari dei requisiti specifici per poter eradicare una malattia infettiva dal pianeta:

  • assenza di un serbatoio diverso dall’uomo; è per esempio il caso del Tetano, che non potrà mai essere debellato, in quanto la tossina è prodotta da un batterio simbionte presente nell’intestino di molti erbivori-
  • Presenza di un vaccino efficace; l’AIDS, a causa della continua mutazione dell’HIV (il virus alla base della malattia), non ha ancora un vaccino disponibile e pertanto allo stato attuale non può essere debellata.
  • Assenza di portatori sani; sono individui che, pur avendo al loro interno il patogeno, non presentano una malattia clinicamente manifesta, ma risultano potenzialmente contagiosi.
  • Assenza di no-responder al vaccino; l’esistenza di individui che non sviluppano anticorpi dopo la somministrazione del vaccino, rende la malattia non eradicabile: è il caso dell’Epatite B.

 

Il principale antagonista delle vaccinazioni: la disinformazione

 

La storia delle vaccinazioni è fondamentale per capire l’importanza del vaccino come principale arma di difesa conto le malattie infettive. Grazie al vaccino contro il Vaiolo, infatti, l’uomo ha eradicato un morbo che ha afflitto l’umanità per millenni. I vaccini sono presidi sicuri (con effetti collaterali per lo più lievi e transitori), con bassissimo rapporto rischi-benefici e con effetti benefici duraturi (spesso per tutta la vita). Purtroppo, nella storia dei vaccini è sempre esistita una campagna disinformativa, non basata su evidenze scientifiche e il cui unico effetto è quello di destabilizzare la fiducia della popolazione nella medicina, con conseguenze spesso molto gravi: basti pensare alla ripresa dei casi di Morbillo nel nostro paese, proprio a causa del rifiuto a vaccinarsi contro una malattia caratterizzata in alcuni casi da importanti complicanze polmonari ed extrapolmonari. Le campagne disinformative, intraprese da quelli che oggi chiamiamo “no-vax”, sono esistite fin dai tempi del Vaiolo. Più di recente, l’ex medico inglese Andrew Wakefield diffuse, nel 1998, la notizia di una possibile correlazione tra la vaccinazione e l’autismo. Tale supposizione venne smentita da numerose pubblicazioni che dimostrano come l’eziologia dell’autismo risieda in alterazioni genetiche congenite e  prenatali, non in effetti collaterali del vaccino. Attualmente vi è una campagna “no-vax” contro il vaccino anti-COVID-19, i cui risultati nefasti sono di natura sanitaria (scarsa copertura vaccinale, diffusione della malattia e delle varianti di SARS COV 2) ed economica (lockdown reiterati e chiusura di numerose attività produttive). La storia delle vaccinazioni ci dà un’altra importante lezione: “la scienza non è democratica” come dichiarò poco tempo fa Piero Angela in un’intervista. Con queste parole Angela intendeva dire che la scienza è basata su evidenze scientifiche, su dimostrazioni e non su opinioni personali.

 

L’importanza dei vaccini è dimostrata dalla loro storia di efficacia e sicurezza

 

Prima di immettere in commercio un vaccino o un farmaco sono necessari approfonditi studi e dimostrazioni della loro efficacia, i cosiddetti trial clinici. Anche i vaccini contro il COVID-19 hanno seguito lo stesso percorso, reso celere dalla condivisione dei dati a livello mondiale e dall’interesse planetario al problema, dovuti alle caratteristiche pandemiche dell’infezione.Grazie ai vaccini, malattie come il Vaiolo, la Poliomelite, il Tetano, ma anche la Tubercolosi, l’Epatite B e tante altre, non esistono più o hanno subito un ridimensionamento nella loro diffusione e manifestazioni cliniche: nessuno muore più per Vaiolo; i nostri figli non si ammalano quasi più di Poliomelite o Difterite; siamo molto più tranquilli se ci facciamo una brutta ferita, grazie alla copertura antitetanica; le nostre figlie sono molto più protette nei confronti del Papillomavirus e quindi nei confronti del carcinoma della cervice uterina. L’approccio nei confronti delle malattie infettive ha subito una rivoluzione dalla scoperta della vaccinazione e migliaia se non milioni di morti sono state scongiurate nel tempo grazie ad uomini come Jenner, Sabin e Salk con la loro intuizione e capacità di osservazione basati sul metodo scientifico della medicina basata sulle evidenze.

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Fonte: https://www.historyofvaccines.org/

 

 

 

 

 

Gioele D Amore

Medico-Chirurgo specialista in medicina del lavoro.
Iscritto all’elenco nazionale dei Medici Competenti.

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