Parliamo di…ipertensione arteriosa

La nostra nuova rubrica: “Parliamo di…”

 

Da oggi passeremo in rassegna le principali patologie che più interessano la popolazione generale, con la nostra nuova rubrica ” Parliamo di…”. Ad affiancarla, nei prossimi giorni, vi sarà una seconda rubrica, “Pillole di primo soccorso”, con la quale verranno trattate le principali emergenze che possono interessare tutti noi e le misure di primo soccorso da attuare, in attesa dei soccorsi. La prima patologia che esamineremo è sicuramente una delle più frequenti, nonché subdole, che interessano i paesi industrializzati come il nostro: l’ipertensione arteriosa.

 

Ipertensione arteriosa: il killer invisibile

 

Quando si parla di ipertensione arteriosa o più comunemente “pressione alta”, spesso è associato l’epiteto “killer invisibile”; infatti, si tratta proprio di un killer invisibile, perché in maniera subdola, senza che ce ne accorgiamo, danneggia progressivamente il nostro organismo, fino a che non abbiamo la manifestazione di questo danno progressivo. Purtroppo, quando tale danno si manifesta, è già troppo tardi e la persona interessata, nel peggiore dei casi, può perdere la vita. L’ipertensione arteriosa fa parte di quelle patologie che di solito non danno sintomi, come il diabete mellito o i tumori; di conseguenza, solo uno screening periodico può permettere di diagnosticarla precocemente e di instaurare un’adeguata terapia.

 

Cos’è l’ipertensione arteriosa

 

Tutti sanno che la pressione alta è nociva per l’organismo, ma non tutti sanno perché è dannosa e quando si parla di ipertensione arteriosa. La pressione arteriosa (PA) è costituita da: una pressione massima (o sistolica) e una pressione minima (o diastolica); infatti, quando ci misurano la PA, ci restituiscono due valori, per esempio 120/70 mmHg (mmHg= millimetri di mercurio, l’unità di misura utilizzata a livello internazionale). Quando i valori di PA salgono stabilmente al di sopra di 135/85 mmHg si parla di ipertensione arteriosa. Attenzione però! Bisogna ricordare che i valori della PA sono fluttuanti nel corso della giornata e risentono di molti fattori, come ad esempio: gli stati emozionali, l’attività fisica, l’alimentazione (caffè, tè), il fumo di sigaretta, il ritmo circadiano (il momento della giornata in cui si misura la PA), l’uso di farmaci, stati febbrili, la posizione del braccio utilizzato rispetto al corpo… Di conseguenza, è importante “standardizzare” la misurazione della PA. Le cause dell’ipertensione arteriosa sono per il 90% misconosciute e si parla infatti di ipertensione arteriosa essenziale. Nel 10% dei casi, invece, vi è una causa nota e si parla di ipertensione arteriosa secondaria.

 

Come si misura la pressione arteriosa

 

Premettiamo che non è lo scopo di questa trattazione insegnare a misurare la PA, in quanto solo un addestramento pratico permette di ottenere questa utile abilità. La misurazione della PA si effettua con uno strumento chiamato sfigmomanometro o più comunemente “apparecchio della pressione” cui si associa, nelle misurazioni manuali, un secondo strumento denominato fonendoscopio. Gli sfigmomanometri possono essere manuali o automatici. Questi ultimi misurano la PA senza l’intervento dell’operatore e di conseguenza si prestano meglio a misurazioni a domicilio, per il controllo periodico della PA. La misurazione deve essere effettuata almeno un paio di volte al giorno (meglio tre): sicuramente il valore più fisiologico è quello del mattino; possiamo misurare la PA una seconda volta verso pranzo e una terza volta verso cena, appuntandoci i valori. Nel caso in cui almeno uno dei valori sia fuori norma, misureremo la PA anche nei giorni successivi, per circa 4-5 giorni, appuntandoci i valori su di un foglio e facendo vedere questo “diario pressorio” al nostro medico di fiducia.

 

Come eliminare i fattori di confondimento

 

Per fattori di confondimento si intendono tutti quei fattori che possono influenzare la PA. Per eliminarli o attenuarli, è importante misurare correttamente la PA. Prima di tutto dobbiamo misurare la PA lontano (almeno mezz’ora) da sostanze eccitanti come caffè, tè, coca cola, fumo di sigaretta. Poi dobbiamo sederci per almeno 5 minuti. Dobbiamo a questo punto scoprire il braccio, avendo l’accortezza di evitare di stringere le arterie del braccio con la manica ritirata: quindi meglio sfilare la manica. Togliamo eventuali bracciali e orologi; slacciamo la cintura e la cravatta. Posizioniamo correttamente il bracciale dello sfigmomanometro, in modo tale che il suo bordo inferiore sia in linea con la piega del braccio. Di solito, sul bracciale è riportata una freccia che indica, mediante il termine “arteria”, il lato anteriore del bracciale. Questo deve essere a contatto diretto con la cute e deve essere aderente, senza stringere eccessivamente. Il braccio deve essere posto su di un tavolo, in modo tale che il bracciale sia all’altezza del cuore. Possiamo ora procedere a misurare la PA. Nei modelli di misuratori che ne siano dotati, meglio utilizzare la modalità “due misurazioni”, che effettuerà due misurazioni consecutive: appunteremo i valori medi (esempio: 1° misurazione= 140/90 mmHg, 2° misurazione= 130/80 mmHg, valori medi= 135/85 mmHg). Effettueremo la stessa procedura sull’altro braccio. Qualora i valori medi fossero diversi tra un braccio e l’altro, appunteremo i valori di tutte e due le braccia e faremo presente la questione al nostro medico di fiducia; in futuro misureremo la PA sempre sul braccio con i valori più elevati.

 

Perché è importante la terapia

 

Come detto precedentemente, l’ipertensione arteriosa è definita anche killer invisibile, perché danneggia il nostro organismo silenziosamente, senza dare sintomi; infatti solo in una minoranza di casi, l’ipertensione arteriosa può dare sintomi quali cefalea, ronzio alle orecchie, capogiri, malessere. Di conseguenza è molto importante misurare di tanto in tanto la PA, recandoci in farmacia o dal nostro medico, soprattutto se abbiamo in famiglia casi di ipertensione arteriosa: infatti l’ipertensione arteriosa fa parte di quelle malattie caratterizzate da familiarità; questo vuol dire che la probabilità di svilupparla in futuro è maggiore per coloro che hanno uno o più casi in famiglia. Ma perché è importante riportare la PA a valori normali? Prima di tutto l’ipertensione arteriosa è alla base dello sviluppo di placche ateromasiche (placche arteriose), che a loro volta sono alla base di infarto, ictus e trombosi. Inoltre, la pressione alta, nel tempo, danneggia direttamente il microcircolo, con lesioni a carico di cervello, retina, reni e altri organi.

 

Come si cura l’ipertensione arteriosa

 

L’ipertensione arteriosa può richiedere una terapia farmacologica (farmaci per la pressione), che richiede sempre l’associazione di un trattamento non farmacologico. Quest’ultimo prevede una serie di modificazioni nello stile di vita. Innanzitutto è importante, per coloro che siano in sovrappeso od obesi, perdere peso fino a tornare ad un peso corporeo normale. Difficilmente riusciremo a farlo da soli e per questo è importante farsi seguire da un dietologo o da un nutrizionista. Perdendo peso, i valori della PA potrebbero addirittura tornare nella norma da soli, senza bisogno di farmaci (ovviamente il tutto va condiviso con il medico che ci segue). Una seconda misura riguarda l’alimentazione: riduzione del sale assunto con la dieta, assunzione di almeno un litro e mezzo di acqua (in estate anche 2 litri) al giorno, riduzione di sostanze eccitanti; in generale assumere una dieta più salutare, riducendo i cibi ricchi di grassi e carboidrati e assumendo più cibi ricchi di verdure, pesce e legumi. Una terza misura riguarda l’attività fisica: l’attività fisica aerobica (jogging, nuoto, camminata veloce, bicicletta), tende a normalizzare la PA ed ha tantissimi vantaggi in termini di benessere psicofisico. Un’ultima misura da attuare, per coloro che sono interessati, è la disassuefazione dal fumo di sigaretta: la nicotina contenuta nelle sigarette, tende ad alzare la pressione arteriosa (uno dei tanti motivi per smettere di fumare).

 

Effetto camice bianco

 

E’ molto frequente l’evenienza in cui un soggetto, avente in realtà valori normali di pressione arteriosa, tenda ad avere valori alti (anche molto alti) nel momento in cui gli viene misurata la PA: si tratta del cosiddetto effetto camice bianco (si parla di camice bianco  in quanto di solito chi misura la PA è un medico, che indossa un camice bianco). Ovviamente, non è necessario che chi misuri la PA sia un medico con un camice bianco, per avere tale effetto. Le cause dell’effetto camice bianco sono probabilmente di natura psicogena; infatti, di solito, se lo stesso individuo misurasse la PA autonomamente a casa, avrebbe valori normali. Storicamente, l’ipertensione da camice bianco è stata considerata un rialzo benigno di PA. Secondo studi recenti, tuttavia, è emerso che coloro che hanno un’ipertensione da camice bianco, hanno un rischio sensibilmente aumentato di sviluppare patologie causate dall’ipertensione arteriosa.

 

Conclusioni

 

L’ipertensione arteriosa, fa parte di quelle malattie che danno i loro effetti solo quando è tardi. Infatti, la pressione alta di solito non viene neanche considerata, dalle persone comuni, come patologia. Inoltre, ancor più importante, è il fatto che è più facile assumere farmaci quando stiamo male, che quando pensiamo di stare bene: abbiamo la febbre? Stiamo male e così assumiamo una compressa di paracetamolo per stare meglio; abbiamo nausea o vomito? Stiamo male e così assumiamo una compressa di metoclopramide per stare meglio; abbiamo la pressione alta? Non ci sentiamo male e così facciamo fatica ad accettare l’idea di dover perdere peso o addirittura di dover assumere un farmaco per abbassarla. Se però non assumiamo il farmaco, potremmo stare molto male in futuro. E’ il problema generale della prevenzione: è più facile assumere una medicina o modificare lo stile di vita quando stiamo male che quando pensiamo di star bene. Dovremmo riacquisire la fiducia nella scienza e imparare a fidarci del nostro medico di “fiducia” che, se ci darà dei consigli o dei farmaci, lo farà sicuramente per farci stare meglio, applicando le nozioni che ha acquisito dalla scienza.

 

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Fonte: https://www.salute.gov.it/portale/salute/p1_5.jsp?id=18&area=Malattie_cardiovascolari

 

Gioele D Amore

Medico-Chirurgo specialista in medicina del lavoro.
Iscritto all’elenco nazionale dei Medici Competenti.

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