Pillole di primo soccorso: gestire un’emergenza

La nuova rubrica: pillole di primo soccorso

 

Come accennato nel precedente articolo  http://mycarepescara.it/parliamo-di-ipertensione-arteriosa/, da oggi inizieremo una nuova rubrica dal titolo “Pillole di primo soccorso”, in cui tratteremo le principali situazioni di emergenza e la relativa gestione da parte di soggetti che non fanno parte del personale sanitario, il cosiddetto “personale laico”. Da questo, il primo soccorso di differenzia dal “pronto soccorso” che, al contrario, annovera tutte quelle misure che possono essere attuate solo da personale sanitario, tra cui la somministrazione di farmaci. Di conseguenza, il primo soccorso può essere attuato da chiunque abbia sufficienti conoscenze, anzi, la normativa vigente incentiva il primo soccorso, perché il fattore tempo, nella maggior parte delle emergenze, è fondamentale.  In questo primo articolo della rubrica, parleremo della gestione di un’emergenza. Nei successivi articoli, tratteremo di emergenze specifiche e della loro gestione.

 

Gestire un’emergenza: il fattore tempo è fondamentale

 

Emergenza è un termine che ha insito il fattore tempo: può essere definito come un evento improvviso e per lo più inatteso, che richieda un intervento tempestivo. Si differenzia dall’urgenza, la cui gestione può essere procrastinata anche di qualche ora. In termini pratici, la gestione non cambia e vi è la necessità di agire il più tempestivamente possibile. Vi sono emergenze che, se non gestite immediatamente, possono provocare la morte o lo sviluppo di danni permanenti all’infortunato, nel giro di una manciata di secondi o minuti:  sono esempi l’emorragia arteriosa, l’arresto cardiocircolatorio e l’asfissia. Considerando che la maggior parte delle ambulanze, elisoccorsi, guardie mediche, richiedono almeno qualche minuto per raggiungere l’infortunato e considerando anche i tempi per la chiamata dei mezzi di soccorso, è facilmente comprensibile l’importanza del primo soccorso, che costituisce, se vogliamo, un’estensione periferica del sistema di emergenza, un ampliamento “laico” del pronto soccorso. Solo se andiamo a tamponare un’emorragia arteriosa immediatamente, ad esempio, diamo la possibilità di sopravvivere alla vittima; solo se iniziamo immediatamente il massaggio cardiaco esterno, altro esempio, aumentiamo le possibilità di sopravvivenza dell’infortunato e riduciamo la possibilità che subisca danni cerebrali permanenti.

 

Risvolti legali della gestione di un’emergenza

 

L’articolo 593 del codice penale dice che: “Chiunque, trovando un corpo umano che sia o sembri inanimato, ovvero una persona ferita, ovvero in pericolo, omette di prestare l’assistenza occorrente o di darne immediato avviso all’autorità…, è punito…”. E’ la legge sull’omissione di soccorso. Risultano subito evidenti i due elementi chiave: chiamare le autorità e prestare soccorso. “Prestare soccorso” vuol dire assistere la vittima, starle vicino, proteggerla e, se siamo in grado, mettere in atto le misure di primo soccorso necessarie. La prima cosa da fare, però, rimane allertare i mezzi di emergenza (118 per emergenze sanitarie e 112 per tutte le emergenze). Lo Stato incentiva i suoi cittadini a soccorrere, non solo di fatto mediante degli obblighi, ma anche mediante scudi legali: è il caso in cui, per soccorrere una vittima, le cagioniamo un danno. Un tipico esempio è costituito dal provocare fratture costali o lesioni del fegato o della milza, in corso di massaggio cardiaco. Per tali lesioni siamo punibili? Assolutamente no. L’articolo 54 del codice penale dice chiaramente che: “Non è punibile chi abbia commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o gli altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo non da lui causato né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionale al pericolo”. L’articolo 54 del c.p. viene anche denominato “legge del buon samaritano” e rende di fatto non punibile il soccorritore che cagioni un danno alla persona soccorsa.. Attenzione, però, a non attuare interventi che non ci competono. L’articolo 55 del c.p. prevede un “eccesso colposo per atti commessi in situazioni eccedenti i limiti imposti dalla legge, dall’autorità e dalla necessità, per negligenza, imperizia o imprudenza”. Ne sono esempi la somministrazione di farmaci, l’utilizzo del defibrillatore se non siamo abilitati al suo uso, l’applicazione di suture.

 

Il Primo Soccorso nelle imprese

 

Le aziende hanno l’obbligo di possedere un sistema di primo soccorso (addetti al primo soccorso, cassette di primo soccorso o pacchetti di medicazione, mezzi di comunicazione), se hanno almeno un dipendente. La legge che regolamenta il primo soccorso nelle aziende è il D.M. 388/2003 e viene richiamata anche dal D.Lgs 81/2008. Le misure di primo soccorso nelle aziende sono parte integrante del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR).

 

La catena del soccorso in emergenza

 

La gestione del soccorso è una serie di eventi che portano, infine, all’intervento di personale sanitario. Si parla, pertanto, di catena del soccorso: ogni anello della catena è un evento; se la catena si spezza perché un anello è debole o assente, il soccorso non avrà il successo sperato. Il primo anello della catena è il più importante proprio perché è il primo e poiché senza di esso la catena non può proseguire: è la chiamata dei mezzi di soccorso. Prima avviene e più precoce sarà l’intervento avanzato da parte di personale addestrato. Il secondo anello è costituito dagli interventi di primo soccorso: alzare le gambe in caso di sincope, tamponare un’emorragia, riscaldare un infortunato in ipotermia, sono solo alcuni aneddoti. Gli ultimi due anelli della catena sono rappresentati dagli interventi di personale sanitario.

 

La chiamata dei soccorsi

 

Rappresenta, pertanto, la prima misura da attuare e il più precocemente possibile. Se siamo da soli e non abbiamo a portata di mano un mezzo di comunicazione, rimane prioritario andare a cercare aiuto. In presenza di due o più soccorritori, una persona si occuperà di chiamare aiuto e le altre presteranno soccorso. Se siamo in grado di farlo, cerchiamo di carpire rapidamente più informazioni possibili, in quanto saremo in grado di attuare una comunicazione più ricca ed efficace con l’operatore dei soccorsi che contatteremo. E’ importante, infatti, conoscere le seguenti informazioni: il luogo; è cruciale fare in modo che i soccorsi riescano a raggiungere l’infortunato, senza perdite di tempo e pertanto dare informazioni precise (via, numero civico, punti di riferimento, eventuali ostacoli, strade dissestate o non raggiungibili con i comuni mezzi). Il numero di vittime: in base al numero di persone infortunate, l’operatore invierà il contingente più adeguato di mezzi di emergenza. La natura dell’infortunio: stato di coscienza dell’infortunato (risponde o non risponde), parametri vitali, presenza di emorragie evidenti, in generale le condizioni dell’infortunato. Causa dell’infortunio; l’operatore può prendere decisioni in relazione alla causa dell’infortunio: valanghe, folgorazioni, intossicazioni da agenti chimici, possono influenzare la tipologia di mezzi di soccorso da inviare.

 

La valutazione della sicurezza ambientale

 

Dopo la chiamata dei mezzi di soccorso, ma prima di qualsiasi intervento da attuare, è fondamentale valutare la sicurezza della scena. Prima dobbiamo proteggere la nostra incolumità e poi possiamo occuparci della vittima. La valutazione del rischio ambientale consiste nell’individuare e, se possibile, eliminare in sicurezza i rischi ambientali: incendi, rischio di crolli, fumi, cavi elettrici scoperti, sono alcuni esempi di rischi ambientali. Scarsa luminosità e rumore, pur non essendo di per sé dei pericoli, sono fattori ambientali di cui tener conto, in quanto potrebbero celare dei pericoli. La prima domanda da porci è: l’ambiente è sicuro? Se la risposta è affermativa allora possiamo intervenire. Se la risposta è negativa, dobbiamo chiederci: possiamo renderlo sicuro, senza correre rischi a nostra volta? In caso affermativo, rendiamo sicuro l’ambiente, altrimenti non dobbiamo assolutamente intervenire. La nostra incolumità viene prima di quella dell’infortunato. Misure per rendere sicuro l’ambiente sono: spegnere un incendio, illuminare l’ambiente, togliere la corrente. Dobbiamo attuarle solo se siamo sicuri di saperlo fare, siamo sicuri dell’effetto e non corriamo un rischio nel farlo. Anche il comportamento della vittima può essere un pericolo ambientale: molti infortunati sono agitati, aggressivi, in stato confusionale e potrebbero reagire male al nostro intervento. Importante è, da questo punto di vista, cercare di tranquillizzare la vittima e comunicarle le nostre intenzioni: qualsiasi cosa abbiamo intenzione di farlo glie lo dobbiamo comunicare e giustificare. In appendice alla valutazione del rischio ambientale, vi è l’autoprotezione. I Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), sono tutti quei presidi che creano una barriera fisica con i rischi ambientali. Se li abbiamo a disposizione, dobbiamo utilizzarli: guanti monouso, visiere para-schizzi, maschere facciali ci proteggono dai rischi ambientali, in particolare dai fluidi corporei della vittima, come sangue, saliva e urina.

 

Conclusioni

 

Soccorrere una persona in pericolo o difficoltà è un dovere morale oltre che legale. E’ un dovere civico apprendere le principali nozioni di primo soccorso, tramite corsi e addestramenti. Dobbiamo ricordarci che la vittima potrebbe essere un nostro caro. Anche noi possiamo infortunarci, in tal caso ringrazieremmo mille volte chi ci salva soccorrendoci. Prima della salute della vittima viene la nostra incolumità, per cui prestare soccorso solo se l’ambiente è sicuro, altrimenti limitarsi a chiamare i soccorsi. Avere timore di fare più danno che beneficio è solo una scusa per non responsabilizzarci, in quanto, come suddetto, la legge non punisce il soccorritore che cagiona un danno in situazioni giustificabili, ma è ovviamente importante essere capaci di soccorrere. Di seguito un elenco di corsi interessanti per coloro che vogliano apprendere le principali misure di soccorso, rivolti anche a personale laico:

  • primo soccorso
  • BLS (per la rianimazione)
  • BLS-D (per l’uso del defibrillatore)
  • P-BLSD (per la rianimazione di bambini e lattanti)

Per informazioni: http://mycarepescara.it/contatti/

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Fonte: https://www.ircouncil.it/linee-guida-rcp-2021/

 

 

 

Gioele D Amore

Medico-Chirurgo specialista in medicina del lavoro.
Iscritto all’elenco nazionale dei Medici Competenti.

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